Il problema del socialista Hollande

Il vertice tra Mario Monti e Angela Merkel a Berlino è andato come doveva andare: un incontro per rafforzare la fiducia tra i due leader e migliorare gli umori degli investitori della zona euro. Il presidente del Consiglio ha ribadito che la cultura della stabilità tedesca ispira la sua agenda di governo. La cancelliera ha riconosciuto le riforme “impressionanti” dell’Italia, grazie alle quali “lo spread tra Btp e Bund potrà abbassarsi”.
3 AGO 20
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Il vertice tra Mario Monti e Angela Merkel a Berlino è andato come doveva andare: un incontro per rafforzare la fiducia tra i due leader e migliorare gli umori degli investitori della zona euro. Il presidente del Consiglio ha ribadito che la cultura della stabilità tedesca ispira la sua agenda di governo. La cancelliera ha riconosciuto le riforme “impressionanti” dell’Italia, grazie alle quali “lo spread tra Btp e Bund potrà abbassarsi”. Soprattutto Merkel ha detto la frase magica: “La Bce è indipendente, prenderà le sue decisioni” e “sosterremo il lavoro di Draghi”. Tradotto: nella disputa con la Bundesbank di Jens Weidmann sul nuovo programma di acquisto di bond, Berlino sta con Mario Draghi. Rimane l’incognita del giudizio della Corte di Karlsruhe sul Fondo salva stati. Ma “i mezzi ci sono e, se riusciremo a disporre degli strumenti giusti, potremo stabilizzare l’euro e renderlo più forte”, ha spiegato Merkel. L’incontro, ancor più, è servito a sigillare un asse italo-tedesco che sembra aver preso il posto del motore franco-tedesco. C’è l’urgenza di Lady Spread, ma l’Italia è al fianco della Germania sul percorso di lungo periodo indispensabile per la moneta unica: unione bancaria, di bilancio, economica e politica. Malgrado il “gruppo di lavoro” franco-tedesco sulla crisi, la Francia di François Hollande costituisce il principale ostacolo al Grand Bargain che Draghi, Merkel e Monti stanno proponendo al resto d’Europa.
Le difficoltà del presidente francese nel ratificare il Fiscal compact, con una buona parte del Partito socialista pronto a ribellarsi, sono il sintomo di un problema più profondo: la sinistra francese, lungi dall’essere europeista, rimane ancorata alla cara e vecchia “sovranità” e ostile alle riforme economiche necessarie per affrontare l’era della globalizzazione. Il Fiscal compact in autunno passerà grazie ai voti sarkozisti. Ma Hollande non ha margini per un compromesso. Per Merkel, l’alleanza con Monti è più solida. Tanto più che le ultime iniziative economiche di Hollande non segnano solo la rottura con Nicolas Sarkozy, ma costituiscono una reazione ai giusti consigli tedeschi sull’economia: non solo austerità ma soprattutto riforme. Di fronte all’aumento della benzina, il governo francese ha deciso di tagliare il prezzo di 6 centesimi. Confrontato all’aumento record della disoccupazione, Hollande ha ricicciato “i contratti per il futuro dei giovani” di Lionel Jospin finanziati al 75 per cento dallo stato. Servono 30 miliardi per riportare il deficit al 3 per cento, ma i socialisti al governo sono in grado di immaginare solo tasse. Se i francesi avessero ancora il vecchio franco, problemi loro: François Mitterrand fu costretto a una retromarcia precipitosa dopo due anni di esperimento di economia socialista che avevano portato la Francia sull’orlo della bancarotta. Ma oggi siamo 17 paesi con una moneta unica e la luna di miele tra gli investitori e Hollande sta finendo, mettendo in pericolo tutta la zona euro.